Le osservazioni di Papa Benedetto sui mali di Roma

16 gennaio 2008

Le considerazioni di Papa Benedetto XVI sui mali di Roma hanno
suscitato molto clamore mediatico, soprattutto concitate reazioni
politiche.
Dal Vaticano è giunta la precisazione riparatoria del giorno dopo. Da
Rifondazione che ha minimizzato e criticato l’invasione del campo
“extraecumenico”, ad Alleanza Nazionale e Forza Italia che hanno
cavalcato l’onda, all’entourage del Sindaco e al Sindaco stesso che
hanno espresso amarezza per le parole del Papa. Dal Vaticano è giunta
la precisazione riparatoria del giorno dopo. Precisazione prevedibile
dato il solido rapporto ventennale di maxi-convenzioni che le
associazioni cattoliche hanno stretto con il Comune di Roma. Ma il
Papa non aveva detto cose inedite riguardo alle Politiche Sociali del
Comune di Roma. Dall’ambiente ecclesiastico simili critiche nei
confronti del Comune di Roma sono state fatte sia in passato, sia di
recente. In passato, Don Luigi Di Liegro, in alcuni suoi interventi,
ha richiamato le amministrazioni pubbliche ad assumersi le proprie
responsabilità e a non delegare alle associazioni di volontariato il
compito di far fronte alla crescente povertà ed emarginazione. Don
Roberto Sardelli, nella sua lettera aperta al Sindaco di quasi un anno
fa, ha espresso parole dure nei riguardi del modello sociale e del
modello culturale della Giunta Veltroni ed ha utilizzato la parabola
della “polvere (vecchie e nuove povertà) buttata sotto il tappeto
(festival e notti bianche)”. Don Vinicio Albanesi della Comunità di
Capodarco, dopo aver bacchettato i sindaci di sinistra sulle politiche
della sicurezza (”voi tutelate solo i benestanti”), aveva scritto
pochi giorni fa a Papa Benedetto XVI° chiedendogli di aprire le chiese
per impedire altre morti tra i clochard. Così Don Luigi Ciotti si è
detto disturbato dal fatto che si parli ipocritamente di “emergenza
freddo”. L’emergenza freddo non esisterebbe, ha detto Don Ciotti, se
solo si realizzassero opportune politiche sociali di prevenzione. In
fatto di integrazione sociale degli immigrati, ormai, diverse città
italiane, in primis marchigiane, cominciano ad essere un passo avanti
rispetto alla capitale. Così come si chiede a Bassolino di fare
autocritica e dimettersi per il fallimento delle sue politiche
ambientali, non si capisce perché anche il Campidoglio non debba
revisionare doverosamente il suo modello fallimentare di governo delle
politiche sociali.
Domenico Ciardulli

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